Premessa: il crossover è un genere che ha vomitato gli ultimi vagiti di rinnovamento almeno da una decade; dopo l’avvento del nu-metal con gruppi a cui calzerebbe meglio la nomea di “plastic-metal”, la commistione tra funky, rap, rock e quant’altro sembra decisamente arrivata al capolinea. I padri fondatori del genere calcano i palchi degli stadi di tutto il mondo con una mano sul pacco e una sul portafoglio(ben spalancato e capiente), ormai incapaci di creare qualcosa di vagamente nuovo ma molto bravi a riscaldare le proprie congelate minestre. Detto questo ci sono ancora molti giovani gruppi influenzati da quella scena: i Mumble sono tra questi. Nati nel 2003 e con all’attivo già altri due EP, ultimano “Please Mind The Funk!”(5 brani) e il titolo non può essere più programmatico di così; perché quello che suona questa band di Rimini è un crossover dalle tinte smodatamente funk, funk vero, quello di George Clinton e di Jamiroquai e non il suppurato da Mtv che ci propinano gli ultimi Red Hot Chili Peppers e questo è un buon punto di partenza. Il progetto vorrebbe andare oltre ripetere la lezione di Deftones o dei già citati Red Hot (comunque ben tangibili entrambi nelle progressioni dei pezzi), cercando di creare continui dialoghi tra chitarra, basso e batteria quasi a ricamare un progressive rock giocoso, divertente e divertito. L’esperimento però non risulta riuscito al 100%. Trovati infatti gli elementi da inserire, arriva il tasto dolente: la personalità che riesce a miscelare le varie influenze, dispiace dirlo, latita in più di un’occasione. Essendo già i modelli di ispirazione non proprio originali, il risultato sa piuttosto di già sentito e la difficoltà dei Mumble di mettere del proprio in quello che fanno è palese; intendiamoci: i pezzi sono ricchi di stacchi e di cambi repentini di ritmo e di atmosfera ma risultano incollati l’uno con l’altro in modo pasticciato. La band colleziona buoni riff rock, funk e metal (ma anche punk e progressive ecc…)ma le proporzioni degli elementi sono assolutamente squilibrate nell’economia dei singoli brani, che risultano fin troppo schematici e programmati. L’opening track dell’ Ep Giornalista dice già tutto quello che i Mumble hanno da dire e mette bene in chiaro la loro filosofia musicale: i pezzi si snodano tra strofe sincopate, ritornelli aperti, distorti ed urlati, assoli al fulmicotone e melodie che fanno fischiare le orecchie a Brandon Boyd degli Incubus. Le rincorse e le gare di bravura tecnica tra i vari strumenti non riscattano una certa mancanza di originalità seppure l’idea di ammiccare qua e là ai Dream Theater piuttosto che ai RHCP, sembrerebbe la strada da seguire, trovando nelle dinamiche prog quel collante che manca. A loro favore gioca invece il fatto di non voler replicare gli umori da ragazzino incazzato confacenti alla media del crossover mondiale(anche se ci cascano con Dream Of You), cercando piuttosto fraseggi e melodie divertenti, forse a mascherare i testi non proprio riusciti e una voce non troppo incisiva.Rimandati a Settembre ma con buone speranze.
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