mercoledì 2 settembre 2009

Julian Plenti - Julian Plenti is...Skyscraper (Matador Records, 2009)

Julian Plenti è lo pseudonimo di sua maestà Paul Banks, cantante e paroliere degli Interpol, forse la più importante band del revival new-wave di questi ultimi anni. Il bel tenebroso frontman del gruppo di NYC decide di mettersi in proprio e rispolvera nome e pezzi elaborati almeno 15 anni fa. “Julian Plenty is…Skyscraper” è il titolo della sua prima uscita solista, edita da quella Matador che lanciò il primo bellissimo disco degli Interpol (ora con Capitol Records)e prodotto da Peter Katis, già al lavoro sulle prime due uscite della band newyorchese. I rischi di un disco del genere, visto il calibro dei lavori firmati finora da Banks e compagni, sono notevoli: replicare le proposte sonore che li fecero grandi, o fare addirittura meglio gettando un’ombra sul futuro e sul presente degli Interpol, privi di idee fresche da qualche anno; ebbene all’interno di “Julian Plenti…” succedono entrambe le cose. Ci sono pezzi che starebbero bene su un “Antics” qualunque, come la prima traccia Only If You Run o il ruffianissimo singolo Games For Day più altri momenti sparsi nell’album che seguono lo schema che tutti conosciamo già molto bene: voce profonda e baritonale, batteria che incalza, basso molto presente e chitarre tra lo spigoloso e il melodico. Niente di nuovo sotto il sole verrebbe da dire, ma le sorprese arrivano poco dopo: Skyscraper è un intensa ballata per chitarra acustica e violoncello, primo vero fuoricampo nella carriera del cantante di NY, quasi Ian Curtis che canta sommesso su una base di Nick Drake primo periodo. Anche Madrid Song sorprende per intensità e semplicità, scandita da un pianoforte malinconico e da cori ossessivi. Con questi e altri pezzi quali H Banks dimostra le sue vere doti di compositore, di vero e proprio songwriter, rimaste in ombra negli ultimi dischi degli Interpol. La voce del ragazzo d’oro di NYC fa la parte del leone e dimostra insospettabili doti di versatilità, sia quando affronta cavalcate elettriche (Unwind, ritornello à la Tv On The Radio e fiati un po’ pacchiani), sia quando torna verso lidi più consueti come in On The Esplanade, forse il miglior pezzo dell’album. Il resto del disco si muove tra echi Interpoliani e ricerche di impatto, oltre che sonore, più o meno riuscite. Ad ascolto ultimato ci si accorge che gli episodi migliori sono di certo quelli più coraggiosi, in cui vengono inseriti elementi inediti quali trombe, violini e tastiere; è indubbio: a volte Banks esagera o si trattiene inspiegabilmente lasciando un senso di irrisolto a qualche brano.“Julian Plenti…” è in definitiva un buon disco con alcuni e ottimi picchi ma che non trova piena compiutezza nel suo intero, lasciando insoddisfatto sia chi si aspettava una svolta totale, sia chi sperava in un disco à la Interpol meglio degli Interpol stessi. Si confida in un più equilibrato e sorprendente secondo disco perché la classe, quella, è rimasta intatta.


http://julianplenti.com/site

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