Prosegue la ricerca sonora dei romagnoli Cosmetic che, freschi del passaggio nel rooster de La Tempesta (Teatro degli Orrori, Le Luci Della Centrale Elettrica), danno alle stampe "Non Siamo di Qui", anticipato dall'EP "Bolgia Celeste" e a due anni di distanza dal riuscito esordio "Sursum Corda" (Tafuzzy/Cane Andaluso, 2007). Prodotto con perizia più che soddisfacente, l'ultima fatica dei quattro sembra voler coniugare le care atmosfere shoegaze a suoni più duri e a ritmiche decisamente più muscolari, rispetto al suo predecessore; sulla scia di quello che fecero i Ride con il loro "Nowhere" nei primi '90, si potrebbe pensare, ma c’è molto di più. La scarica punk di alcuni brani come Via Maj o Crostata è la novità più lampante e che fa emergere la rinnovata sezione ritmica, ora affidata ad Emily e Mone, decisamente più precisa e compatta rispetto all'esordio. Le chitarre di Pain e Bart pur non discostandosi troppo dal passato, trovano in un tono più cupo la propria dimensione ideale e tra feedback e distorsioni lisergiche pagano dazio ora ai Polvo (Né Noi Né Leandro), ora ai consueti My Bloody Valentine (Ragazzo Crudele) riuscendo comunque a creare intrecci e moods del tutto personali. Quasi tutti i brani sono pervasi da uno "spleen chitarristico" che potrebbe essere la chiave per la definitiva maturità stilistica. D’altro canto non manca il lato catchy e adolescenziale dei Cosmetic che emerge soprattutto nella voce stratificata e sognante di Bart, vero e proprio tributo vocale al dream-pop d'alta scuola. Le tematiche adolescenziali sviscerate nel precedente album sono sostituite ora da testi più criptici e spigolosi sempre e comunque in italiano; di certo l'adattamento dell'italico idioma a un genere come questo non è compito facile ma, se in "Sursum Corda" l'esperimento si poteva considerare riuscito a metà con picchi di imbarazzante inadeguatezza, ora l'amalgama sonoro-linguistica prende corpo in modo deciso e sicuro, dando finalmente alla band un equilibrio tra l’esterofilia riscontrabile nelle influenze sonore e l’essere italiana. Ovviamente non mancano i momenti deboli su "Non Siamo di Qui", trascurabili infatti Pagine Bianche e Carlo ha Detto, (la prima non proprio riuscita, puro riempitivo la seconda), ma che non scalfiscono il valore di un lavoro coraggioso e ben concepito. In ultima analisi l'onestà con cui i Cosmetic cercano di svecchiare il genere degli shoegazers con influenze a volte vicine ad esso, a volte molto distanti è totale, e il discorso iniziato con Sursum Corda è di sicuro solo all’inizio.
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