Negli ultimi due anni, la scena post-rock nella regione Emilia Romagna ha visto una spropositata crescita demografica di bands affrancabili a suddetto genere, non mancando di serbare esaltanti sorprese e felici conferme. Gli Up There: The Clouds, giovanissimi, sono una di queste rivelazioni e si collocano nella nuova ondata di gruppi post; ben capaci di sintetizzare gli stilemi del genere con una dose di personalità superiore alla media, danno allo stampe il loro primo omonimo EP sotto l’egida della Frohike.
In verità dire EP, se non per il numero di brani, è alquanto riduttivo: ci si trova infatti davanti ad un lavoro di una compiutezza e di una coerenza artistica difficilmente rintracciabili nell’underground italiano odierno.
Sin dalla prima, trascinante traccia, gli UTTC rivelano tutta la loro consapevolezza nell’uso emotivo delle melodie, dote che nel genere da loro intrapreso ha troppo spesso lasciato spazio a freddi vezzi di bravura esecutiva. I muri chitarristici sognanti e aggressivi, si candidano sin da subito come elemento emblematico della musica dei cinque riminesi che, ben sostenuti da una potente sezione ritimca, riescono a tenere alta la tensione emozionale del brano sia in distortissimi spannung, sia quando le tre sei corde si abbandonano a onirici arpeggi finemente intrecciati. I brani per quanto lunghi sono studiati nel minimo particolare senza mai risultare pasticciati o malamente montati, rischio in cui si potrebbe cadere facilmente vista la diversificazione delle parti, interna a ogni traccia. Dall’impatto epico di “The Last Glimpse of Hope in My Eyes” si passa dunque alla più riflessiva “Your Words Are Meaningless”, altra piccola gemma emotiva, che fa da apripista all’ipnotica e burrascosa traccia finale, vera valvola di sfogo aggressivo e degna conclusione di EP che sa di viaggio interiore. Se si esclude l’evitabile voce screamo (un po’ troppo alla moda e francamente non necessaria alla riuscita del brano), in “The Comprimise Between…” abbiamo la summa di tutta la “poetica” degli UTTC; in un brano feroce quanto dolce, esplosivo quanto studiato emerge tutto il bisogno espressivo di una band che sa cosa vuole dire e sa in quale modo dirlo.
La vera sorpresa è dunque la precoce maturità artistica e la coesione tra i vari elementi strumentali, regalandoci una band compatta negli intenti e nell’esecuzione. Certo, i riferimenti sono facilmente rintracciabili (Explosions in the Sky su tutti, Mogwai, Pelican e via dicendo)ma nonostante questo, gli UTTC sono ben lungi dall’essere epigoni di qualche band in particolare come accade tristemente spesso per questo genere. In conclusione, c’è solo da sperare che le vive intuizioni della band non siano solo fortuite e che col tempo sappiano distinguersi sempre di più intraprendendo un percorso ancor più personale e, perché no, innovativo.
www.myspace.com/uptheretheclouds
