venerdì 11 settembre 2009

Arctic Monkeys - Humbug (Domino, 2009)

C’è chi ha gridato al miracolo per questo “Humbug”, terzo capitolo nella discografia degli Arctic Monkeys, prodotto dall’astuta mano del guru stoner Josh Homme; si mormorava di un cambiamento radicale, in barba alle leggi del mercato, della loro label e del loro multimilionario successo, “svolta psichedelica” addirittura. In verità tralasciando gli eccessi sensazionalistici della stampa estera e non, quello che si prospetta essere questo disco è “solo” il terzo passo di un naturale e non ancora finalizzato percorso di maturazione stilistica, che non fa di certo cadere dalla sedia per la sorpresa ma che non delude neanche chi si aspettava qualcosa di più. C’è da immaginarsi che gli stessi componenti della band di Sheffield si sarebbero ampiamente tediati a riproporre nuovamente il loro banalissimo garage-wave, e assomigliare un po’ meno a una copia sbiadita (e smaccatamente commerciale) dei Mclusky non avrebbe che rinfrescato un ormai asfittico catalogo di canzoni fatte con lo stampino. E’ indubbio che qualche territorio inedito gli Arctic Monkeys cercano di esplorarlo e i nomi da scomodare sono molto grossi: Secret Door cita i Pink Floyd come i Beatles, e tra assoli infarciti di chorus e chitarre acustiche suona come una sincera e piacevole novità. Si assiste a un generale abbassamento dei toni e della loro distintiva acidità spaccona, lasciando più spazio a momenti riflessivi ed evanescenti che risultano di sicuro più interessanti di qualsiasi cosa abbiano mai prodotto finora, complice forse l’istruttiva esperienza del singer Turner con i Last Shadow Puppets. L’appesantimento quasi stoner che permeava gli umori del loro disco precedente è stemperato a favore di sequenze armoniche più ricercate e molto 60’s, senza dimenticare la new-wave e la lezione di certi Blur degli inizi, come in Fire and The Thud. Insomma, di carne al fuoco ce n’è molta ma in fin dei conti gli episodi davvero riusciti si contano sulle dita di una mano(tra questi il singolo The Crying Lightning e Cornerstone), e se poi si aggiunge il fatto che non resistono al rispolverare i loro consueti riffs tutti attitudine in almeno quattro pezzi (su dieci), il bilancio del disco sfiora il negativo. In definitiva un po’ di coraggio in più e più consapevolezza dei propri mezzi avrebbero fatto di “Humbug” un album migliore ma va concesso comunque agli Arctic Monkeys di aver finalmente dimostrato di valere di più di quel pugno di riffs furbetti propinatici finora. Al prossimo appuntamento il fallimento non sarà contemplato.


http://www.myspace.com/arcticmonkeys

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